DIFESA PERSONALE
Perchè studiare delle tecniche di difesa personale? Che cos'è la difesa personale? Cosa significa avere un atteggiamento di allerta, ma senza cadere nella paranoia pura? Prima di rispondere a queste ed altre domande voglio iniziare questa sezione con due episodi che verranno analizzati per introdurre alcuni dei concetti che sono alla base della difesa personale. Questa sezione sarà propedeutica per conoscere discipline scientifiche applicate alla difesa personale come lo Screening.
Gli episodi che seguono sono realmente accaduti e, per mantenere al massimo il realismo della narrazione tutti i dialoghi sono riportati senza eccessive censure di vocabolario. Chi può essere disturbato da parole e/o concetti volgari ed osceni è avvertito. :-)
Nonostante tutto sono una persona alquanto abitudinaria. Infatti è da più di dieci anni che mi servo sempre dallo stesso edicolante. E' un rito che si ripete almeno una volta ogni tre settimane, e alla fine quasi ci manca, quando per qualche motivo non possiamo farlo con quella cadenza. L'edicola non proprio nel centro della città, ma è giusto all'angolo di un ponte che serve un'arteria fondamentale di essa. L'edicola è sempre molto frequentata, nonostante quel che afferma il mio edicolante, penso proprio che faccia i soldi a palate... :-) Ecco che vuoi per la posizione trafficata, vuoi per la predisposizione alla "chiacchera veloce" del mio edicolante, questa edicola ha sempre qualche personaggio che si sofferma a parlare, un po' come una specie di bar all'aperto. Ci puoi trovare davvero di tutto, dal pensionato frustrato al disoccupato che cerca sostegno psicologico. In una mattina primaverile sono in bicicletta per prendere il mio solito pacco di riviste e mentre mi fermo noto il solito tran-tran di gente davanti all'edicola: ancora una volta dovrò fare un po' di fila... Capita. Chiudo la bici e mi dirigo verso il piazzaletto dell'edicola. C'è qualcosa di diverso. Noto immediatamente un tizio con gli occhiali a specchio, vestito normalmente che fuma in maniera spasmodica una sigaretta: la porta alla bocca e la "succhia" come se il tizio in questione fosse immerso in un'atmosfera venefica e la sigaretta fosse la sua unica fonte di ossigeno per sopravvivere. Cammina avanti indietro nervosamente, e la mano sinistra che non regge la sigaretta si contrae in spasmi rapidi. Ogni tanto, tra una tirata e l'altra, lo vedo parlare da solo, oppure rivolto al passante/cliente dell'edicola di turno. Avvicinandomi incomincio a sentire quel che va dicendo:
"A me... Non mi tratta così nessuno... Capito!?" Tirata di sigaretta e sguardo degli occhiali a specchio perso chissà dove. "A me... Zitto, non me lo dice nessuno, non un parmigiano di merda, non lui... Poi il terrone sarei, io? Eh?" E da un buffetto sulla spalla ad una signora anziana che passava di lì per prendere il quotidiano; la signora in questione non lo degna di uno sguardo, ma il passo veloce con cui si allontana è eloquente. Mi avvicino per arrivare alla facciata dell'edicola, ed il tipo è proprio lì. "Io, lo ammazzo di botte, non me ne frega un cazzo... Io lo uccido... A me non tratta nessuno così, polentone del minchia..." Sono davanti all'edicola e tre persone fanno la fila, tutte anziane. Il mio sguardo piuttosto interrogativo incontra le lenti a specchio del tipo. E' sulla quarantina, baffetti alla Hitler, abbronzato e di corporatura media, stando al cappotto in pelle di che ha. Mi aggancia. "Sai che cazzo mi hanno fatto" tirone della sigaretta, ormai alla fine "Sai che cazzo mi hanno fatto sul ponte?" Non rispondo, ma faccio di tutto per non sorridere: ho già inquadrato la situazione. "Ero sullo scooter, al semaforo, c'è la fila di auto, io passo davanti ad uno in macchina... Tanto c'è rosso..." E si guarda attorno nervosamente, saltella quasi, è carico di adrenalina come una bomba. "E mi suona! Mi suona! Mi volto per dirgli qualcosa e lui mi fa' zitto!!!" e mima con l'indica sinistro il gesto eloquente di fare silenzio portandolo di scatto alla bocca. "...E mi dice terrone quando mi passa davanti quando il semaforo è verde... E lui è di Parma, sicuro che è di Parma!" Si guarda attorno a scatti come per trovare la forza per contenere i visceri. E' davvero di contrasto un personaggio del genere in una piazzetta tanto bella della città con una mattinata primaverile. "Io lo ammazzavo, sicuro, se avevo più tempo lo ammazzavo sicuro! Scendevo..." e mima il gesto di uno che mette il cavalletto allo scooter "...e lo riempivo di botte fino ad ucciderlo, chiama la Polizia se sei buono quando sei morto... Non mene frega niente se è due metri, ho steso gente più grossa... Io..." E si porta la mano al petto piegandosi con il viso verso il mio. Io sono sempre con uno sguardo mezzo interrogativo mezzo neutrale. "Per strada non si fa così, io potrei essere cintura nera, ed ucciderlo subito, non sai mai chi ti trovi di fronte per strada. Voi parmigiani siete dei pezzi di merda. Noi meridionali però siamo più cattivi" e continua ad indicare con l'indice la gente sui marciapiedi. Sigaretta finita, la butta per terra. "Non è il caso di farsi il sangue amaro per una cosa del genere, sii superiore e non pensarci più". Ho sempre il brutto vizio di essere estremamente conciliante con tutti e con tutti, ma in questo caso non era assolutamente il caso di andarsi ad impelagare in discorsi relativi alla relazione che passa tra grado di cultura civica e comune italiano di nascita. Per inciso, per me non esistono i terroni, i magrebini e zingari vari: per esistono solo chi PENSA prima di fare e chi NON PENSA prima di fare qualcosa. I coglioni sono dappertutto, nessuna razza, cultura, credenza religiosa ne è immune. Il tipo mi riprende subito dalla mia frase "Ma io sooooono superiore, io sono buono e pacifico, ma non mi devono far girare coglioni, altrimenti sono buono scendere e uccidere a pugni..." Fortuna che eri buono e pacifico... "...Ma a me, i parmigiani non mi devono zittire, hai capito?". Intanto i clienti della edicola davanti a me si voltavano quasi terrorizzati dallo spettacolo offerto dal tipo. Il mio edicolante dentro alla sua finestrella era alquanto taciturno oggi. Peccato, questo fesso ha rovinato il rapporto sereno che di solito regna in questa edicola. Per me non ha senso lasciare le cose a metà, quindi continuo, e mi diverto sempre come un matto in queste situazioni, quando non sfuggono di mano, ovviamente...;-) "Perchè arrabbiarsi? Ha torto quello del semaforo, perchè rovinarsi una giornata così?" Il tipo mi guarda come se fossi un marziano sceso sulla Terra. Ora, io non rappresento nessuna minaccia per chicchessìa, almeno visivamente. Infatti non arrivo al metro e settanta di statura e vesto sempre in maniera alquanto sobria. In più ho una parlata alquanto calma e accondiscendente. E' questo che mi ha salvato, probabilmente. "E no! Cazzo! Se uno mi fà così lo ammazzo! Hai capito, parmigiano del cazzo!!?". L'edicolante mi invita a prendere i miei giornali, che aveva già preparato per tempo e mi saluta, invitandomi a non dare corda al tipo. Me lo consiglia sottovoce. Saluto e me ne vado. Per il tipo è come se non avessi mai scambiato nemmeno una battuta con lui. Mentre mi allontano sento la voce garbata di un signore sulla sessantina che gli dice "Ma è una così bella giornata, perché rovinarsela?" di tutta risposta il tipo lo invita ad andare a prostituirsi per pochi soldi.
Un mio carissimo amico, che chiameremo Roberto, lavora in una ditta di spedizioni via corriere. E' un lavoro pesante. Arriva alla mattina alle 8, prepara le bolle di spedizione del materiale, organizza gli itinerari dei vari padroncini e non stacca fino alla sera alle 21 quando i camion carichi di merce partono per le loro destinazioni. Non è nemmeno un lavoro facile, perché gli intoppi, le sviste, i contrattempi, la sfiga, sono sempre in agguato: ma la merce deve arrivare a destinazione, altrimenti niente soldi. Sei giorni alla settimana sempre così. Roberto è una persona calma, non propriamente paziente, ma sa ormai come trattare con i camionisti, noti per non essere propriamente dei Confucio, ma si sa, il lavoro è duro anche per loro e le preoccupazioni sono tante. Una delle tante sere in cui staccava alle 21, come al solito, sale in macchina con l'encefalo violentato da mille pensieri sul lavoro, ma su quei mille uno esterno lo impegnava particolarmente: sua figlia di qualche mese aveva da due giorni la febbre altissima e sua moglie lo aveva chiamato poco prima per dirgli se era il caso di portare la piccola al Pronto Soccorso. Avendo telefonato poi al medico, questi gli consiglia un paio di farmaci, e poi, se in qualche ora non fosse scesa la febbre, di portarla all'ospedale. Con questi pensieri uscì sull'incrocio che lo portava sulla statale che conduceva a casa sua... Dopo 33 Km di strada. Subito incontra il passaggio a livello che, come per ogni sera a quell'ora è giù. Non ha senso evitarlo, il cavalcavia più vicino è semplicemente troppo giù di mano. Aspetta al buio, illuminato dal semaforo rosso della sbarra. Non accende nemmeno l'autoradio, come sua abitudine, pensa troppo a sua figlia. Arriva un'automobile dietro di lui che spegne i fari appena gli giunge a qualche metro. Una Golf rossa. Passano i minuti ed infine il fischio del treno che arriva da lontano si genera sulla destra. Il tizio sulla macchina dietro accende immediatamente i fari ed il motore. Se Roberto fosse un po' più rilassato sorriderebbe: evidentemente il tipo non è di queste parti, perché chi usa spesso questo passaggio a livello sa che tra il fischio udibile del treno e l'effettivo suo passaggio passano almeno 40 secondi buoni. Il tizio dietro accelera ogni tanto a vuoto, scalpita. Roberto lo guarda dal retrovisore: i fari sono accesi e non riesce a capire nulla del guidatore. Passa il treno, il solito locale da tre vagoni scarsi. Dopo qualche secondo si alzano le sbarre, piano, molto piano, come al solito cigolando. Il tizio dietro sgasa come se fosse in griglia di partenza di un Gran Premio. Roberto guarda di nuovo il retrovisore; chi cavolo è questo fesso? Le sbarre sono a metà, e con la Twingo, Roberto, evita di partire per evitare di cozzare l'antenna radio che ha sul tetto. BEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEPPPP! Il tipo dietro gli pianta due secondi di clacson buoni nelle orecchie e tre lampeggi di abbaglianti. E le sbarre sono a metà. Scatta un interruttore dentro Roberto. Apre la portiera di scatto, esce in tutto il suo metro e novanta e fisico da ex-pallanuotista agonista e procede a passi spediti verso la portiera del conducente della macchina dietro. Ha uno sguardo che è tutto un programma. Il tipo abbassa il finestrino e gli urla un "Ché cazzo fai!? Ti muovi si o no?" Roberto non dice nulla, non nota nemmeno che il tizio ha circa metà della sua età e gli pianta un destro sul naso che fa volare uno spruzzo violento di sangue verso le gambe ed il volante del tipo. E senza dire nulla torna sulla Twingo e parte per andare a vedere come sta sua figlia.
Qualcuno di voi potrebbe raccontare storie ben più drammatiche di quelle sopra, ma sono ottime per discutere di alcuni concetti fondamentali.
Nel primo episodio il tizio, Mister X tanto per dargli un nome, è evidentemente che ha delle turbe comportamentali. Il nervosismo che dimostrava, l'ossessione nel rievocare l'episodio scatenante della sua rabbia e l'implicita voglia di sfogarla con chi non c'entra nulla (ma per lui tutti sono colpevoli di appartenenza alla stirpe che lo ha offeso) con provocazioni verbali, sono tipici di un soggetto che soffre di ansia compulsiva. E' perfettamente normale offendersi per un torto ricevuto, ma è la reazione che segue che ci cataloga come psicotici violenti o come vittime auto-commiseranti a vita. Mister X ha, nella sua confusione mentale, rivelato una grandissima verità: NON SAI MAI CON CHI HAI A CHE FARE PER STRADA. Potresti davvero trovarti a discutere ed arrivare alle mani con qualcuno che sa davvero come muoversi e non ha pietà a fracassarti la testa. Ad essere sincero neanche lui, Mister X, si stava rendendo contro che stava apostrofando qualcuno che gira con un Kerambit in tasca. Non sono una cintura nera di nessuna disciplina, ma temo che, giustamente da come mi stavo comportando, mi stava molto sottovalutando. Meglio così. Quindi, un concetto fondamentale: bisogna essere sempre gentili e civili con tutti per strada, non perchè lo richiede il buonsenso, ma perchè potresti avere a che fare con un pazzo furioso, armato e che del rispetto degli altri se ne fa un baffo, oppure, come abbiamo visto nel secondo episodio, potremmo abusare della pazienza (limitata) di una persona a cui è caduto il mondo addosso poco prima, e che quindi non vede l'ora di sfogarsi con ferocia con chicchessia.
Perchè l'autodifesa? La regola numero uno per evitare qualsiasi colluttazione, problema, diverbio violento è: FATTI I GLI AFFARI TUOI, E SII CORTESE, SEMPRE. Dovrebbero scriverla in cielo in 120 lingue e il mondo sarebbe un posto migliore. Purtroppo però, anche per chi segue questa regola aurea, non è sempre dato evitare i guai. Se vi capita lo squilibrato, il delinquente, lo strafottente del volante che se non guida come Schumacher dappertutto e non tollera chi gli sbarra la strada, ecco che una colluttazione, o perlomeno un diverbio a forte componente degenerativa può capitarvi. E' ancora viva nella mia mente l'immagine di un giovanotto in piedi a lato del finestrino dell'autista di un'auto ad un semaforo rosso che sbatte pugni e calci contro la portiera di questa. Il vecchietto all'interno è chiuso dentro con la sicura (grande idea, il tipo con la Golf rossa poteva pensarci, no?) atterrito. Perché tanta violenza da parte del giovane? Il vecchietto era reo di aver tenuto la velocità così bassa all'approssimarsi dell'incrocio da far "scappare" il verde al giovane dietro di lui. Quale ingiustizia per cui vale la pena lanciarsi eroicamente a distruggere l'auto altrui.
Quindi siamo tutti potenziali vittime di qualche "testa calda", finche viviamo immersi nel tessuto sociale attuale. Certo, agli eremiti non succedono certe cose! Situazioni di aggressioni vere e proprie a parte, ecco che una branca della psicologia applicata al comportamento umano ci viene incontro per riconoscere e catalogare i Mister X di turno, e per insegnarci a comportarci di conseguenza.
Tale disciplina si chiama Screening.